L’arte è il mio modo di attraversare il confine tra spirito e materia.
È lì che si nasconde la nostra identità più autentica: selvaggia, libera, dimenticata.

Emanuele Fortunati mentre dipinge nel suo studio
Come pioniere dell’Espressionismo Spirituale, trasformo il gesto creativo in un rituale:

un atto crudo che libera l’identità imprigionata sotto ruoli, paure e condizionamenti.

Ogni mia opera nasce in stato di trance, come risposta energetica a una domanda che mi ossessiona:

chi siamo davvero, sotto la maschera dell’identità sociale?
Il logo dell'artista Emanuele Renton Fortunati

I miei rituali su tela

Ogni opera nasce da un gesto crudo, guidato da uno stato di trance:
il corpo si muove, i simboli emergono, l’energia prende forma.
Poi arriva la mente, che cerca significato nei segni:
una dualità tra rituale e interpretazione che libera l’identità energetica e la rende visibile.

I miei quadri non sono da capire, ma da sentire.
Non si impongono: entrano in dialogo. Con lo spazio. Con chi li guarda. Con ciò che dentro di noi cerca libertà.
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About

Emanuele “Renton” Fortunati è il fondatore dell’Espressionismo Spirituale e pioniere dell’Arte a Risposta Energetica, una forma d’arte che nasce da un contatto diretto con il mondo invisibile e si manifesta attraverso gesti crudi e simboli spontanei.

L’Espressionismo Spirituale è il rituale trasformativo.

L’Arte a Risposta Energetica è ciò che ne rimane: l’opera che conserva il residuo energetico di quell’atto.

I dipinti di Fortunati nascono in stato di trance: il corpo si muove da solo, i simboli emergono spontaneamente. I suoi gesti crudi sono un ponte tra ciò che è energetico e ciò che si può vedere e toccare.

Quello che resta sulla tela è un rituale: vivo, crudo, necessario.

Solo in un secondo momento entra in gioco la mente, che non crea, ma interpreta: decodifica i simboli, li studia, ne cerca il significato nel solco tracciato da artisti come Hilma af Klint e Wassily Kandinsky.

Ma è nel gesto, non nella lettura, che avviene la liberazione.

Fortunati, infatti, non dipinge per esprimersi, ma per liberarsi dai ruoli, dalle maschere, dalla forma.

La sua arte non chiede di essere capita, ma sentita: ogni opera entra in dialogo profondo con lo spazio, con chi la osserva, e con quella parte in ognuno di noi che ancora cerca libertà sotto la maschera.

Parte del catalogo internazionale Alfabeto Astratto 2024, diverse opere di Fortunati sono esposte al Palazzo dell'Emiciclo a L'Aquila, al Museo Bellini di Firenze e al AAIEE Gallery Center di Roma, accanto ad artisti di portata internazionale come Alfred ‘Milot’ Mirashi e sotto la direzione artistica di Miguel Gomez, direttore artistico della Bibart Biennale D'Arte.

Alcune sue creazioni sono state inoltre trasformate in foulard d’artista, indossati alla Milano Fashion Week 2025 e al Festival di Cannes, edizione 2025.
Emanuele Fortunati mentre dipinge nel suo studio
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