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Aborto dell'Anima

Siamo abituati a concepire la malattia come qualcosa di fisico, quando invece la malattia è qualcosa di assolutamente spirituale.

Ogni persona è un veicolo che trasporta un’Anima, e come tale ogni persona è chiamata a mettersi al servizio di essa, permettendole di manifestarsi ed esprimersi in tutta la sua magnificenza.

Quando una persona risponde alla propria chiamata spirituale, l’energia vitale dell'Anima fluisce e si amplifica nella persona, che sente di vivere in quello stato di abbondanza, benessere e vitalità spesso chiamato “flusso”.

Ma quando una persona rifiuta invece la chiamata, la sua Anima inizia a soffrire, finché ha un aborto energetico, che si manifesta sul piano materiale come un’infermità, che è, spiritualmente, proprio un rifiuto della Vita.

“Aborto dell’Anima” è un progetto ispirato dalla prematura scomparsa di mia mamma a causa di un tumore, che vuole mostrare i vari stadi della sofferenza dell’Anima, che partono dalla sofferenza emozionale, fino a diventare sofferenza fisica, per terminare, poi, nella malattia e fino alla morte.

Morte che, però, non è la fine, o la vittoria della malattia, ma è al contrario la vittoria della vita: morto il corpo fisico della persona, l’Anima può infatti reincarnarsi in un nuovo corpo, e provare di nuovo a esprimersi attraverso la nuova persona.

Come nel resto della mia produzione artistica, il processo creativo è un processo duale, che in questo caso rispecchia però anche l'esperienza umana di confrontarsi con la sofferenza e di cercare un significato in essa.

La prima fase è quella della creazione, che è totalmente istintiva: ispirato dal lavoro di Frida Kahlo ed Egon Schiele sulla sofferenza fisica ed emozionale, uso dei rituali esoterici per richiamare le energie che caratterizzano i vari stadi della sofferenza spirituale e le lascio fluire attraverso il mio corpo. Il risultato sono una serie di opere istintive e crude in cui è palpabile la sofferenza fisica che io stesso ho vissuto durante il processo, arricchite però da alcuni simboli esoterici che mostrano come l’Anima vive la sofferenza nel piano spirituale. 

La seconda fase è, all’opposto, un momento di interpretazione razionale del simbolismo nascosto nelle opere, che a differenza degli altri progetti dove ogni opera è interpretata individualmente, in “Aborto dell’Anima” i simboli sono interpretati collettivamente, poiché l’insieme delle opere è una metafora del percorso di vita, sofferenza e resilienza dell'Anima.

I colori sempre più densi rappresentano l’avanzare della sofferenza, mentre la presenza di incrostazioni di colore e di inserti materici mostra gli stadi avanzati dell’abordo energetico, quando la malattia è ormai visibile anche all’esterno. Infine, le spirali di gesso bianco riflettono la sofferenza dell’Anima, che pian piano si scioglie nella sofferenza fisica, fino a scomparire durante l’aborto.

“Aborto dell’Anima” è un progetto che unisce la crudezza emotiva di Neo Espressionismo e Arte Materica all’esplorazione spirituale dei Simbolisti, per creare un dialogo sulla natura della malattia, sul viaggio dell'Anima e sulla ciclicità della vita e della morte, diventando così un invito universale a riflettere su come viviamo, sulle scelte che facciamo e sui modi in cui abbracciamo o neghiamo la chiamata della nostra Anima.

Clicca sulle immagini per vederle a tutto schermo.

Le opere sono in acrilico su tela, con inserti di carta e cartone, fissate con colla vinilica.

Le dimensioni delle 4 opere più piccole sono di 60x80x1.5 centimetri, mentre quelle delle 2 opere più grandi sono di 120x40x1.5 centimetri.

 

Ecco qualche dettaglio delle opere:

Se desideri avere più informazioni su questo progetto, o esplorare acquisizioni, scrivimi qui sotto e sarò lieto di contattarti al più presto.

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Come pioniere dell’Espressionismo Spirituale, trasformo il gesto creativo in un rituale:

un atto crudo che libera l’identità imprigionata sotto ruoli, paure e condizionamenti.

Ogni mia opera nasce in stato di trance, come risposta energetica a una domanda che mi ossessiona:

chi siamo davvero, sotto la maschera dell’identità sociale?
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